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Obiectiv Turistic · Transilvania

Ulpia Traiana Sarmizegetusa

Sarmizegetusa, Sarmizegetusa · Sarmizegetusa, Jud. Sarmizegetusa

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## Introduzione avvincente e valore universale Nel cuore della depressione di Hațeg, a un'altitudine di 531 metri, sotto lo sguardo maestoso dei Monti Retezat e nel raggio di difesa del massiccio Poiana Ruscă, si estende una storia che parla dell'incontro tra civiltà e dell'ambizione imperiale di Roma nel trasformare un territorio barbaro nel centro amministrativo di una provincia. Ulpia Traiana Sarmizegetusa non è solo una semplice rovina archeologica, ma un testimone silenzioso del più ambizioso progetto di romanizzazione di tutta l'Europa orientale, un luogo dove le strade imperiali si incontravano con la spiritualità autoctona, e le legioni di Traiano lasciavano dietro non solo mura di pietra, ma le fondamenta di una nuova identità culturale. Questo sito rappresenta un capitolo essenziale nella grande storia dell'Europa, essendo la capitale della provincia Dacia Felix, il territorio conquistato dall'imperatore Traiano in seguito alle guerre daciche del 101-106 d.C., un evento che ha ridefinito la mappa politica del continente e ha portato l'oro della Transilvania nelle casse di Roma. Per il viaggiatore contemporaneo, camminare sul selciato antico di questa città significa un viaggio nel tempo verso il II secolo, quando qui pulsava la vita di una metropoli con oltre 20.000 abitanti, collegata attraverso strade imperiali alla capitale del mondo sul Tevere e agli altri grandi centri urbani dell'impero, da Lugdunum in Gallia fino ad Antiochia in Siria. ## Radici storiche e connessioni europee maggiori La storia di Ulpia Traiana è inseparabilmente legata all'espansione aggressiva dell'Impero Romano sotto la dinastia dei Flavi e alla politica militare di Traiano, che, dopo aver consolidato il fronte renano e sconfitto i Parti in Oriente, rivolse lo sguardo alle ricchezze della Dacia. Dopo la conquista della capitale dacia Sarmizegetusa Regia nei Monti Orăștiei nell'anno 106 d.C. e la morte del re Decebalo, la provincia Dacia fu organizada amministrativamente, e intorno agli anni 108-110 d.C. il governatore Decimus Terentius Scaurianus fondò, a circa 40 chilometri dall'antica capitale regale, una colonia destinata ai veterani delle legioni. Inizialmente chiamata Colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica, dal nome di famiglia di Traiano (Marcus Ulpius Traianus) e dal suo titolo di Augustus, l'insediamento ricevette in seguito, sotto l'imperatore Adriano, la denominazione aggiuntiva di Sarmizegetusa, assumendo così il nome spirituale del luogo conquistato, in un gesto simbolico di riconciliazione tra conquistatori e vinti. Questo atto di fondazione si inserisce nel contesto più ampio della politica imperiale di colonizzazione, simile a quella applicata in Gallia, Britannia o nelle province danubiane, dove i veterani romani diventavano i pilastri di un nuovo ordine amministrativo e culturale. Sotto il regno di Alessandro Severo (222-235 d.C.), ultimo rappresentante della dinastia dei Severi, la città ricevette lo status di metropolis e ospitò il Concilium III Daciarum, l'assemblea dei rappresentanti delle tre province daciche (Dacia Porolissensis, Dacia Apulensis e Dacia Malvensis), un organismo che aveva sede alternativa anche ad Apulum (Alba Iulia), ma che qui, a Sarmizegetusa, ha segnato momenti cruciali della vita politica imperiale, come l'omaggio a Gordiano III nell'anno 241 d.C. Questi eventi collocano Ulpia Traiana in una rete europea di centri provinciali, accanto a Carnuntum sul Danubio, Virunum nel Noricum o Aquincum in Pannonia, tutti nodi essenziali dell'amministrazione imperiale. Inoltre, la città si trovava su una strada imperiale strategica che veniva dal Danubio e continuava verso nord fino a Porolissum (Moigrad), facendo parte del sistema di comunicazioni che legava Roma al confine settentrionale dell'impero, simile alla Via Claudia Augusta o alle strade che attraversavano la Penisola Iberica. Il periodo di tranquillità e fioritura durò fino al III secolo, quando la crisi dell'impero e la pressione dei popoli migranti misero alla prova la resistenza della provincia. Nel 117-118 d.C., una rivolta dei Sarmati, popolo iraniano venuto dalle steppe eurasiatiche e presente sia in Dacia che in Pannonia o nella zona del Mar Nero, fu repressa crudelmente da Quinto Marcio Turbone, uno specialista nella repressione delle rivolte inviato da Adriano, gesto che fu celebrato con l'erezione di un monumento in onore dell'imperatore nel 118 d.C. e con un'iscrizione di ringraziamento per Turbone nel 119 d.C. A partire dall'anno 166 d.C., le invasioni dei Marcomanni e dei Daci liberi dal nord scossero la provincia, e l'imperatore Marco Aurelio, il filosofo sul trono, fu costretto a intervenire personalmente per salvare la capitale, momento immortalato in un'iscrizione intorno all'anno 172 d.C. Questi conflitti riflettono la situazione su altri confini dell'impero, dalle guerre marcomanniche sul Danubio fino ai conflitti con i Parti in Oriente. Il momento di svolta supremo arrivò durante l'imperatore Aureliano (270-275 d.C.), quando, confrontato con la crisi economica e con l'impossibilità di difendere l'intera provincia, questi decise il ritiro dell'amministrazione e dell'esercito romano a sud del Danubio, un evento paragonabile all'abbandono della Britannia da parte di Onorio nel V secolo o alla perdita delle province galliche. Sebbene l'élite e i funzionari abbiano lasciato la città, la maggior parte della popolazione rimase, trasformando Ulpia Traiana in un centro urbano ridotto, la cui vita continuò fino alle invasioni degli Unni e alla morte di Attila, quando il caos finale delle migrazioni pose fine all'esistenza organizzata dell'insediamento. Così, le rovine di Sarmizegetusa diventano un simbolo della transizione dall'Antichità al Medioevo nell'Europa sud-orientale, un testimone del modo in cui la civiltà romana sopravvisse, trasformandosi, nei territori a est dei Carpazi. ## Capolavoro architettonico e patrimonio artistico Il piano urbanistico di Ulpia Traiana riflette l'evoluzione da castrum militare a città civile, partendo da un quadrilatero con lati arrotondati, con una superficie di 32,4 ettari, avente lunghezza di 600 metri e larghezza di 540 metri, circondato da un muro di difesa costruito in blocchi massicci di pietra squadrata, alto 4-5 metri e munito di merlature. Questo sistema difensivo era completato da cinque terrazze su una superficie di quasi 30.000 metri quadrati, una tecnica costruttiva specifica dell'ingegneria militare romana, paragonabile alle fortificazioni sul limes germanico o britannico. Le strade principali, Via Principalis e Via Praetoria, si intersecavano al centro della città a livello del foro, organizzando lo spazio secondo i canoni urbanistici romani consacrati, dalla stessa Roma fino alle città nuove dell'Africa Proconsularis o della Siria. La costruzione più imponente che domina il paesaggio archeologico è l'anfiteatro, eretto nella prima metà del II secolo d.C., con una capacità di circa 5.000 spettatori. Questo ospitava lotte di gladiatori, cacce di animali selvatici (venationes) e rappresentazioni teatrali, essendo dotato di un'infrastruttura complessa, inclusa una camera sotterranea dalla quale fu recuperata una tavola di marmo dedicata alla dea Nemesi da C. Valerius Maximus pecurarius, fornitore di animali per gli spettacoli. L'architettura di questo edificio, con i banchi di pietra riservati all'élite nella zona inferiore e quelli di legno per il pubblico generico nella parte superiore, riflette la gerarchia sociale romana e si inserisce nella tradizione dei grandi anfiteatri dell'impero, dal Colosseo di Roma fino a quelli di Arles o Nîmes nel sud della Gallia. Nelle immediate vicinanze si erge il tempio della dea Nemesi, venerata dai gladiatori, i cui capitelli di colonne e tavole a rilievo, raffiguranti la dea con la bilancia, il grifone e la ruota, si conservano oggi nel Museo di Archeologia, testimoni di un sincretismo religioso specifico delle province orientali. Il complesso religioso della città rivela una palette impressionante di credenze che coesistevano in un modo caratteristico del mondo romano cosmopolita. Oltre ai culti ufficiali romani come il Tempio Grande, il Campidoglio o il santuario di Liber Pater, si trovavano templi dedicati agli dei Esculapio e Igea, protettori della salute, un tempio di Mitra, dio persiano popolare tra l'esercito romano in tutto l'impero, dalla Gran Bretagna fino alla Siria, e perfino un tempio degli dei palmireni, che rappresentava i commercianti e i mercanti venuti dalla Palmira siriana, prova dei legami commerciali con l'Oriente. La presenza del tempio di Silvano, dio delle foreste, e del santuario degli dei Domnus e Domna, divinità locali recepite nel pantheon romano, illustra il processo di interpretatio Romana attraverso il quale le credenze autoctone daciche venivano assimilate al culto imperiale. Al centro amministrativo della città si trova il Palazzo degli Augustali (Aedes Augustalium), sede della corporazione sacerdotale che si occupava del culto imperiale e dell'organizzazione delle feste pubbliche, inclusa quella del 3 gennaio dedicata all'imperatore. Questo edificio imponente, con un cortile centrale diviso in due e fiancheggiato da due basiliche, ospitava al centro un altare dedicato al culto dell'imperatore, e nel sotterraneo una camera di sicurezza per la custodia degli oggetti di culto preziosi. Le iscrizioni scoperte qui, come quelle relative alla donazione del consigliere Antonius Super o ai fondatori Marcus Procilius Iulianus e Marcus Procilius Regulus, offrono informazioni preziose sull'élite locale e sul modo in cui l'aristocrazia provinciale manifestava la sua lealtà verso Roma. Accanto a questo, i due fori, Forum Vetus (Foro di Traiano) e Forum Novum, con le isole di abitazioni situate a ovest di questi, illustrano lo sviluppo urbanistico successivo della città, dal nucleo iniziale militare al centro civico maturo. L'horreum, un grande deposito di cereali, e la sede del procuratore finanziario della Dacia Apulensis (Praetorum procuratoris) completano l'immagine di una città con funzioni economiche e amministrative complesse, mentre la necropoli orientale offre informazioni sulle pratiche funerarie e la struttura demografica della comunità. ## Leggende, personalità e momenti di svolta La storia di Ulpia Traiana è popolata da figure imperiali che hanno segnato il destino dell'Europa per secoli. L'imperatore Traiano, colui che ha esteso l'impero fino alla sua massima espansione, dalla Britannia fino alla Mesopotamia, è presente attraverso il nome della città e attraverso la sua ambizione di integrare la Dacia nel corpo della civiltà romana. Il suo successore, Adriano, il viaggiatore instancabile che ha percorso tutte le province dell'impero, fu colui che diede alla città il nome completo di Sarmizegetusa, riconoscendo così l'identità locale, e fu anche lui a inviare Quinto Marcio Turbone per reprimere la rivolta dei Sarmati del 117-118 d.C., un episodio che ricorda la repressione delle rivolte in Giudea o in Britannia sotto lo stesso imperatore. Marco Aurelio, il filosofo stoico sul trono, appare nella storia della città come il suo salvatore di fronte all'invasione barbara del 166 d.C., quando Marcomanni e Daci liberi penetrarono fino al cuore della provincia, e l'iscrizione eretta in suo onore nel 172 d.C. parla del doppio pericolo dell'invasione esterna e della rivolta interna. Caracalla, che estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'impero attraverso l'Editto Costitutio Antoniniana del 212 d.C., è presente in Dacia nel 213 d.C., lasciando tre iscrizioni a Sarmizegetusa che attestano la sua presenza nella provincia che considerava parte integrante dell'impero. Alessandro Severo, l'ultimo Severiano, accordò alla città il titolo di metropolis nel periodo 222-235 d.C., elevandola al rango di capitale provinciale piena e istituendo qui il Concilium III Daciarum, un parlamento provinciale che radunava rappresentanti da tutta la regione. Tra le personalità militari locali si distingue Quinto Marcio Turbone, l'inviato di Adriano, la cui efficienza nella repressione delle rivolte gli portò il riconoscimento della città attraverso un'iscrizione del 119 d.C., che ricorda altri generali romani come Agricola in Britannia o Corbulone in Germania. Più tardi, nel III secolo, il procuratore F. Aelius Hammonius iunior (247-249 d.C.) uscì vittorioso sui Carpi, popolo germanico che migrava verso sud, e la città gli eresse una statua di Giulio Filippo (Filippo l'Arabo) con l'iscrizione "nostro divino domino", sottolineando la devozione verso gli imperatori anche in periodi di crisi. L'imperatore Decio, celebrato nel 250 d.C. come "restitutor Daciarum" per aver difeso la provincia da Goti e Carpi, e Gallieno, durante il cui regno (253-268) la circolazione monetaria diminuì a causa della crisi economica, segnano gli ultimi decenni dell'amministrazione romana prima del ritiro aureliano. Le leggende del luogo si intrecciano con la realtà archeologica: si racconta che dopo il ritiro di Aureliano, gli abitanti rimasti si rifugiarono nell'anfiteatro, trasformandolo in una fortezza improvvisata, sopravvivendo in un mondo che crollava intorno a loro fino all'arrivo degli Unni. Questa storia della resistenza, di una comunità che continuò a vivere all'ombra delle mura imperiali dopo che le legioni erano partite, riflette il destino di molte città di frontiera in Europa, da quelle britanniche fino a quelle del nord Africa, e offre una dimensione umana profonda alle rovine di pietra. ## Guida pratica alla visita e esperienza del turista di oggi Per il viaggiatore contemporaneo che penetra nel territorio della Romania alla ricerca delle radici europee della civiltà, la visita a Ulpia Traiana Sarmizegetusa rappresenta un'esperienza essenziale, un pellegrinaggio alle sorgenti di un'identità continentale comune. Il complesso archeologico, iscritto nella Lista dei Monumenti Storici con il codice LMI HD-I-s-A-03205, si trova nella località di Sarmizegetusa nel distretto di Hunedoara, nella regione storica della Transilvania, a circa 40 chilometri dalla città di Hunedoara e a soli 8 chilometri dal passo Tapae, conosciuto in antichità come le "Porte di Ferro della Transilvania", un valico strategico che collegava il Banato alla Transilvania e che, insieme al valico dell'Olt a sud, formava un sistema naturale di difesa. L'accesso al sito si fa sulla strada che collega Hațeg a Petroșani, in un paesaggio di pianura incorniciato dalle sagome dei Monti Retezat a sud e Poiana Ruscă a nord, una panoramica che permette al visitatore di comprendere perché i Romani scelsero questo luogo per la loro capitale provinciale: il terreno era fertile, difeso naturalmente dai monti, e situato sulla rotta commerciale che veniva dal Danubio. All'ingresso nell'area archeologica, il primo impatto è dato dalle rovine massicce dell'anfiteatro, le cui mura di pietra, costruite in blocchi massicci e malta, resistono da quasi due millenni, offrendo una prospettiva travolgente sull'arena dove un tempo si svolgevano gli spettacoli sanguinosi del mondo antico. La passeggiata attraverso l'ex metropoli permette al visitatore di calpestare le orme delle strade selciate, di vedere le fondamenta dei templi dedicati agli dei Nemesi, Liber Pater o Mitra, di ammirare le rovine del Palazzo degli Augustali con il suo cortile centrale e di immaginare il fermento del foro, dove si negoziavano gli affari, si amministrava la giustizia e si celebrava il culto imperiale. Nelle immediate vicinanze del complesso archeologico si trova il Museo di Archeologia di Sarmizegetusa, fondato nell'anno 1924, che ospita una collezione impressionante di reperti scoperti nel corso delle ricerche sistematiche: capitelli scolpiti, iscrizioni su marmo e pietra che attestano la presenza degli imperatori Adriano, Marco Aurelio o Caracalla, frammenti di colonne, ceramica, monete e oggetti di uso quotidiano che ridanno l'atmosfera della vita di due millenni fa. Tra i pezzi forti si annoverano la tavola di marmo dedicata alla dea Nemesi dal fornitore di animali Valerius Maximus e gli elementi architettonici provenienti dal tempio di questa divinità, nonché le iscrizioni che menzionano i nomi dei fondatori e dei dignitari locali. Per un'esperienza completa, si consiglia di combinare la visita a Ulpia Traiana Sarmizegetusa con quella di Sarmizegetusa Regia, la capitale spirituale e militare del regno dacico, situata nei Monti Orăștiei a un'altitudine di 1.200 metri e inclusa nel patrimonio mondiale UNESCO, offrendo così un'immagine completa del confronto e della fusione tra le due civiltà. Le informazioni riguardanti le tariffe di ingresso e il programma di visita sono disponibili alla cassa del sito, e le guide locali possono offrire spiegazioni dettagliate sul contesto storico e sulle scoperte archeologiche recenti, poiché una grande parte della superficie dell'antica città rimane ancora non scavata, conservando misteri per le generazioni future di ricercatori. Il viaggiatore che arriva qui, sia egli storico, archeologo o semplice cercatore di bellezza, si ritrova di fronte a una lezione viva sull'universalità della cultura umana e sul modo in cui gli imperi, siano essi romani, asburgici o ottomani, hanno modellato il paesaggio dell'Europa. Ulpia Traiana Sarmizegetusa non è solo un insieme di rovine, ma un dialogo aperto tra passato e presente, un luogo dove l'Europa ritrova le sue radici comuni, e le pietre antiche diventano testimoni silenziosi di una civiltà che ha unito continenti e popoli sotto il segno della legge, dell'ordine e della cultura.

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